Proposta da:Associazione Docenti Universitari (ADU)Associazione Dottorandi Italiani (ADI)Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU)Associazione Professionale Universitaria (APU)CISAL Universita'CISL Universita'Comitato Nazionale Universitario (CNU)Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari (CNRU)FLC CGILRete Nazionale Ricercatori Precari (RNRP)Sindacato Universitario Nazionale (SUN)UIL P.A.-U.R. AFAMUnione degli Universitari (UDU)
- I recenti provvedimenti legislativi e quelli annunciati, se non abrogati ebloccati, determineranno la definitiva scomparsa dell'Universita' pubblica, mutandone radicalmente la natura, la missione, le finalita' e l'assetto. Un'Universita' alla quale la nostra Costituzione assicura autonomia e liberta' di ricerca e di insegnamento.Le sottoscritte Organizzazioni ed Associazioni della docenza universitaria,dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti nel respingerefermamente le scelte di fondo che ispirano tali provvedimenti, intendonoriproporre a tutti gli interlocutori, a cominciare dal Governo, un quadro di interventi alternativi che affrontino le criticita' evidenti del sistema, valorizzino le risorse presenti, sollecitino la crescita della qualita' della didattica e della ricerca, e consentano all'Universita'italiana di svolgere quel ruolo sociale di promozione della cultura edell'innovazione di cui il Paese ha enorme bisogno.
- I valori fondanti Noi crediamo che qualsiasi intervento non possa prescindere dal rigorosorispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte miglioredella storia e dell'esperienza dell'Universita' italiana, valori chedesideriamo sinteticamente ricordare:" la natura pubblica del sistema universitario. Il ruolo dello Stato comeerogatore e garante di un sistema di alta formazione e' indispensabile perassicurare le condizioni affinche' l'Universita' resti, ed anzi divengasempre piu', elemento centrale del sistema di welfare. E' compito delsistema pubblico garantire parita' di condizioni universali nell'accessoall'Universita', assicurare la qualita' dell'offerta didattica, e perquesta via ripristinare una mobilita' sociale che appare ridotta,presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati dialto valore culturale e scientifico, non presentano possibilita' divalorizzazione economica immediata, garantire la liberta' didattica e diricerca costituzionalmente sancita. Va inoltre assicurato il carattereunitario del Sistema nazionale universitario, dotato di effettivaautonomia, all'interno del quale deve essere garantita l'autonomia deisingoli Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un'utile integrazione,uno stimolo ed una risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. Lastessa idea di autonomia, che e' autonomia del sistema ed autonomia deisingoli Atenei, si tiene nella misura in cui il riferimento concettuale e'ad un sistema nazionale pubblico." il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si estrinseca in unrapporto trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamentodegli Atenei e la loro capacita' di dare risposte sulla base di unmisurabile rapporto costi-benefici, da rendere visibile attraverso unacongrua valutazione del sistema e delle sue singole articolazioni (Atenei,Facolta', Dipartimenti, progetti di ricerca, percorsi formativi)." la natura cooperativa e partecipata del sistema universitario.L'Universita' deve rappresentare il modello di una comunita' di pari,libera da gerarchie formali e sostanziali, capace di autogovernarsi perche'fondata su una salda cultura democratica della responsabilita' individualee collettiva. Una comunita' che si fonda sulla libera circolazione deisaperi e su una virtuosa competizione di meriti scientifici.Ogni provvedimento di riforma deve misurarsi con questi valori fondanti econ la natura laica e razionale dell'Universita'. Siamo perfettamenteconsapevoli della distanza che separa oggi l'Universita' dalla compiutarealizzazione di un modello ideale: l'Universita' italiana e' in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto politico-istituzionale, in parteda una distorta applicazione dell'autonomia la cui responsabilita' e' daimputare al ceto accademico. E' tuttavia nostra convinzione che non vi siariforma possibile che non muova dall'affrontare i nodi ed i valori chedovrebbero sostenerne il modello. Nei provvedimenti di Governo vediamo invece disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed unsistema universitario sempre piu' impoverito sul piano finanziario e,soprattutto, sul piano delle risorse intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compira' fino in fondo una parabola discendente cheportera' ad una condizione di paralisi e di irrilevanza istituzionale.Per queste ragioni proponiamo un programma che muove da quelli che a noiappaiono i veri nodi del sistema universitario. Chiediamo al Governo difermare gli iter legislativi in corso, di abrogare gli art. 16 e 66 dellaL. 133/2008, e di aprire un confronto autentico con tutti i soggetticoinvolti ed interessati.
- Il sistema di finanziamento Il settore della conoscenza deve essere considerato una risorsa strategicadel Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questocompito. La valutazione dell'utilizzo di questi finanziamenti deve essereeffettuata a partire dalle ricadute sull'intero sistema Paese. Utilizzare gli Atenei per fare cassa non e' l'approccio migliore ad unadiscussione seria sulle necessita' del finanziamento e sulla qualita' dellaspesa. Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatorevenga assunto, il sistema italiano e' largamente sottofinanziato, ed inqueste condizioni ogni ragionamento credibile sulla qualita' e' purapoesia. Se si realizza il taglio ulteriore di un 25% in termini reali neiprossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una condizionedi bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano"virtuosi". Occorre invece partire da:a) una previsione pluriennale di crescita del finanziamento che avvicini ilnostro Paese alla media OCSEb) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizziindicatori credibili di crescita della qualita' dei servizi e delleprestazioni dei singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorseevitando di incentivare comportamenti perversi (la caccia all'iscritto o lepromozioni facili). Un finanziamento cosi' rivisto esplicherebbe inoltre lasua piena funzione se, riconoscendo che le universita' possono vivere solonel binomio inscindibile di attivita' di didattica e di ricerca, siosservasse che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tuttigli Atenei italiani, e si procedesse quindi ad un attento monitoraggiodelle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a questesituazioni. c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi diprogetto, insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, acominciare dai PRIN (che quest'anno calano da 160 a 98 milioni)
- La docenza universitaria La necessita' primaria del sistema e' costituita dal riavvio di un processodi immissione di giovani che vada ad equilibrare la "gobba" di uscite perpensionamento previste nei prossimi anni. E' esattamente il contrario diquanto previsto dalla L.133, che viceversa blocca sostanzialmente ilturn-over. Sempre in virtu' della centralita' strategica dell'universita'l'approccio al turn-over deve essere totalmente ribaltato: a fronte deipensionamenti il personale docente e tecnico-amministrativo di ruolo deveessere aumentato in modo da rispondere in misura adeguata agli standardeuropei. E' necessario programmare un'operazione di reclutamentostraordinario di consistenti dimensioni, su fondi nazionali aggiuntivi, checonsenta di dare una prospettiva alle competenze presenti nell'abnorme areadel precariato; e al tempo stesso programmare la ripresa di un reclutamentoordinario che eviti l'andamento disomogeneo per classi di eta', dovuto nelpassato agli "sbottigliamenti" legati ad ondate di immissioni concentratenel tempo. L'investimento nel reclutamento di giovani e precari puo' esseregestito anche attraverso meccanismi che consentano di utilizzare le risorsederivanti dai pensionamenti, e/o attraverso forme di anticipo dellecompetenze, da restituire man mano che i costi immediati tendano ariequilibrarsi, prendendo in considerazione preparazione e pregresseattivita' di coloro che possono dimostrare interesse e impegno nellaricerca e nella didattica. Partendo dalla costatazione che ai fini istituzionali concorrono a pienotitolo gli attuali professori e ricercatori, occorre una revisione profondadelle carriere e del sistema di reclutamento, allo scopo di fornirerisposte reali alla crescita scientifica e retributiva dei docenti,all'ingresso e alle prospettive dei giovani, all'enorme serbatoio diprecariato prodottosi negli ultimi anni.Va affermata la unitarieta' della funzione docente; la carriera, che deveessere unica, puo' essere articolata in fasce, scandita da verificheperiodiche che diano luogo alla progressione stipendiale e ai passaggi difascia, che devono realizzarsi ad esito di valutazioni della qualita'scientifica e didattica del singolo docente. Va salvaguardata una quota diaccessi dall'esterno, attraverso un meccanismo concorsuale, a tutte lefasce, ed abolito lo straordinariato per il passaggio da una fasciaall'altra .Per quanto attiene al reclutamento iniziale, va introdotta una figurapost-doc (o attivita' di ricerca assimilabile), con contratto a tempodeterminato triennale e retribuzione assimilata al ricercatore, confunzioni esclusive di ricerca.Quest'approccio richiede la definizione di alcune condizioni di contesto:a) la fissazione di un rapporto esplicito e credibile tra il numero dicoloro che entrano nel percorso triennale e il numero di docenti da reclutare;b) un'applicazione graduale, che consenta di ridurre il precariatoesistente attraverso un consistente reclutamento straordinario;c) il divieto per gli Atenei, a regime, di utilizzare strumenti diversi dalcontratto triennale (atipici, co.co.co., ecc,); d) la creazione di un meccanismo che faciliti la mobilita' dei docenti frai diversi Atenei, per esempio rendendo impossibile lo svolgimento dellacarriera (laurea magistrale (dottorato-postdottorato-docenza) nella stessasede e fornendo le risorse necessarie a detta mobilita';e) la distinzione tra il budget destinato al reclutamento e quello dedicatoall'avanzamento di carriera.
- Il governo dei singoli Atenei e del Sistema nazionale E' ormai evidente come sia necessario rivisitare l'assetto del governodegli Atenei, caratterizzato da forti differenze legate ai singoli Statuti,ma comunque accomunato da alcuni punti critici: il rapporto spessoclientelare che lega i Rettori al loro elettorato, soprattutto in occasionedel rinnovo del mandato; la sovrapposizione e confusione dei ruoli traSenato e Consiglio di Amministrazione; la composizione degli organi digoverno e la loro base elettiva. Noi riteniamo necessario che il mandatorettorale sia unico, e che comunque il mandato non possa essere prolungatotramite successive modifiche di statuto . Che gli Statuti regolino in modopuntuale, sulla base di un quadro normativo nazionale, le competenze degliorgani, distinguendo con nettezza l'indirizzo, dal controllo, dallagestione. Che si valorizzi il lavoro di gestione della dirigenzaamministrativa e dei dipendenti tecnico-amministrativi, riconducendo ladocenza alle funzioni sue proprie ed evitando di assegnare ai docentiimproprie funzioni di dirigenza. Che si prevedano forme di partecipazioneeffettiva degli studenti alla vita democratica degli Atenei.E' indispensabile, infine, prevedere un Organismo di coordinamentonazionale capace di assicurare l'autonomia del Sistema Universitario ed unsuo sviluppo organico. Un Organismo non corporativo e non disciplinare,elettivo e rappresentativo della comunita' accademica nazionale, aperto aicontributi del mondo del lavoro e delle imprese, in grado di aiutare astabilire le priorita' di sviluppo del Sistema Universitario.
- Il diritto allo studio L'Universita' dovrebbe svolgere un ruolo di promozione della mobilita'sociale; questa funzione, oggi piu' di ieri, e' un'utopia che rischia diessere ulteriormente compromessa dalla legge 133.Per garantire che questo avvenga e' necessario che il sistema universitariosia effettivamente accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizionieconomiche e dal contesto sociale di origine, rimuovendo le barriere,formali e sostanziali, che ostacolano l'accesso e la prosecuzione degli studi.Il sistema del numero chiuso sta progressivamente estendendosi ancheall'accesso alla laurea magistrale, creando un ulteriore sbarramentointermedio; esso esclude gli studenti sulla base di un meccanismo che hapoco a che vedere con la valorizzazione dei piu' meritevoli, e trae spessole sue origini dallo scarso investimento economico sulle Universita', chele costringe a limitare il numero delle immatricolazioni in assenza distrutture e di personale docente adeguati. Si deve allora prevederel'adozione di piani pluriennali di adeguamento, affiancati da un congruo emirato investimento, che porti progressivamente alla rimozione dellebarriere all'accesso. Allo stesso tempo, e' necessario ragionare suun'adeguata valorizzazione del merito degli studenti, che devono esserevalutati sulla base dei risultati conseguiti nel corso del loro percorso distudio.Il definanziamento del sistema del diritto allo studio e la suaorganizzazione tarata su modelli ormai superati (la legge quadro nazionalerisale al 1999 e l'ultimo DPCM che regola l'erogazione dei benefici deldiritto allo studio al 2001) fanno si' che molti degli studenti idonei inbase ai previsti parametri di merito e di reddito non possano di fattobeneficiare dei servizi per il diritto allo studio, e non abbiano lapossibilita' di scegliere quale sede e quale corso di laurea frequentare.E' necessario che gli investimenti statali siano in grado di garantire lacopertura totale delle borse di studio, integrando l'offerta con ilnecessario investimento in mense, alloggi, agevolazioni sui trasporti.Le differenze di condizione economica di origine portano di per se' adifferenze nell'accessibilita' all'offerta culturale, anch'essa componenteessenziale della formazione. Perche' siano garantite pari opportunita' pertutti e' necessario intervenire anche su quest'aspetto con agevolazionimirate.
- L'offerta didattica Il giudizio sul modello 3+2, a distanza di alcuni anni dall'avvi'o, e' ungiudizio molto articolato e differenziato tra Atenei e discipline. I datiquantitativi sembrano indicare notevoli avanzamenti sul fronte dellapercentuale di successo negli studi, nonche' sui tempi di compimento deipercorsi di laurea. Tuttavia, vanno segnalati elementi di criticita' daaffrontare: a) la percentuale elevata di chi prosegue dopo il triennioindica l'insufficiente consistenza della laurea triennale, sia sul pianoculturale sia su quello della preparazione professionale; b) si rileva inmodo diffuso la percezione di una caduta di qualita' dei percorsi: vasvolta una riflessione sull'effettivo ruolo dell'Universita', che sta oggiprogressivamente licealizzandosi e perdendo il ruolo di elaborazione eformazione culturale; c) non e' stato colto e valorizzato in modo adeguatoil sistema dei crediti, tant'e' che ci sono ancora forti difficolta' nelloro riconoscimento, nel passaggio tra un Ateneo e l'altro, e perfinoall'interno dello stesso Ateneo. Tali aspetti vanno a riferirsi, sia all'architettura del modello, siaall'applicazione che ne e' stata fatta dagli Atenei. Ne' hanno giovato ireiterati interventi legislativi, che hanno parzialmente corretto alcunecriticita', ma hanno per altro verso generato confusione e difficolta'applicative. Noi riteniamo che sia necessario un intervento esteso diricognizione, di ascolto e monitoraggio sistematici: una campagna nazionaledi rilevazione, da concludersi con un'iniziativa nazionale che faccia ilpunto, indichi i punti di sofferenza, individui percorsi di correzionecondivisi, prima di procedere a qualsiasi ulteriore intervento diaggiustamento. Non e' piu' possibile procedere alla modifica dell'offertadidattica sulla base di decreti, in cui ogni Ministro dice la sua: va datoun assetto stabile alle Universita', inquadrando l'ordinamento all'internodi una legge ordinaria.
- La valutazione Un efficace e credibile sistema di valutazione e' parte essenziale di unprocesso di revisione degli statuti normativi dell'Universita'. Valutazionedella qualita' del prodotto universitario, del funzionamento di ogniarticolazione del sistema. Senza una valutazione che consenta di misuraremeriti e difetti in modo puntuale, l'Universita' non sara' in grado diristabilire una bussola condivisa e condivisibile sul proprio operato. Ilprecedente Governo aveva costituito l'Agenzia per la valutazione delsistema universitario e di ricerca (ANVUR), provvedimento a lungo discussoe sul quale avevamo prodotto numerose critiche, a cominciare dalla suaeffettiva terzieta' e dalla quantita' di compiti assegnati, per finire conuna certa farraginosita' dell'impianto costitutivo. Nonostante i numerosipunti di dubbio e contrarieta', l'ANVUR costituiva tuttavia il primotentativo sistemico di introdurre una valutazione continua e ricorrente.L'attuale Governo ne ha congelato la costituzione, e non e' dato sapere seintende riaprire il capitolo. Noi riteniamo necessario riprendere in manoil progetto, verificarne e correggerne i punti di debolezza, e procedereoperativamente alla sua costituzione. Va garantita per l'Agenzia la naturadi soggetto terzo, problema che sussiste anche all'interno dello schemaproposto dal Governo precedente, per evitare strumentalita' eautoreferenzialita' del valutatore. I risultati della valutazione devonoessere correlati con l'erogazione delle risorse da parte dello Stato. Va,infine, assicurato un effettivo coinvolgimento degli studenti nelfunzionamento, attribuendo un peso reale al giudizio dei discenti e agliattuali questionari di valutazione.
- Il dottorato di ricerca Occorre una riforma del dottorato che riorganizzi i corsi in scuole didottorato dotate di un progetto formativo, aperte alla dimensioneinternazionale della ricerca e valutate periodicamente. Le scuolepotrebbero cosi' diventare, nel territorio, agenti di dialogo fra mondodella ricerca universitaria e privata e motori di innovazione.L'aumento delle borse di dottorato a 1040 euro rappresenta un importantepasso avanti nella valorizzazione della formazione alla ricerca. Si devepero' superare la figura del dottorando senza borsa, che, oltre arappresentare una palese ingiustizia, non vede garantita la qualita' delpercorso formativo e di ricerca. Occorre pertanto affiancare ai dottorandia tempo pieno e destinatari di borse di studio una figura di dottorandolavoratore, che permetta a persone inserite nel mondo del lavoro dirafforzare il proprio profilo professionale e le proprie capacita' diricerca. Il dottorato deve essere poi valorizzato e individuato come strumentoprivilegiato di formazione alla ricerca in vista della carriera accademica,ma anche in relazione al mondo del lavoro, della pubblica amministrazione,delle professioni.Deve infine essere approvata, a partire dalla Carta Europea deiRicercatori, una carta dei dottorandi, che riconosca loro i diritti legatial loro doppio status di studenti del terzo ciclo di formazione superiore edi giovani ricercatori.Roma, 20 ottobre 2008

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