domenica 28 settembre 2008

Le linee guida per il nuovo anno accademico

Riparte un nuovo anno accademico ed ecco alcune parti condivisibili del documento approvato all’unanimità dall’Assemblea Crui del 25 settembre 2008 (consultabile su http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1605 )
  • rapida definizione di provvedimenti legislativi e normativi che, entro una strategia coerente e coordinata, affrontino con decisione e volontà di rinnovamento le maggiori criticità e urgenze riguardanti la vita universitaria.
  • la governance degli Atenei:attualmente vincolata da una normativa superata e che va conseguentemente rivista in funzione di un coerente e rinnovato modello istituzionale, riconsiderando in tale prospettiva il complesso delle funzioni decisionali, la composizione dei vari organi, il loro ruolo e le loro responsabilità nella programmazione e nella allocazione delle risorse e prevedendone un assetto che eviti ogni accusa di autoreferenzialità della componente accademica. Parallelamente andranno sviluppati efficaci sistemi di verifica, controllo e certificazione della qualità delle funzioni istituzionali assolte, da affidare a soggetti terzi;
  • le modalità di reclutamento della docenza, ponendo fine alla assurda situazione che vede una legge in vigore non applicata (anche perché oggettivamente inapplicabile per le conseguenze alle quali darebbe luogo) e riattivata invece una normativa già abrogata e sulla quale sono state espresse forti riserve. Va pertanto al più presto individuato, approfondito e reso operativo un sistema in due fasi: la prima di valutazione/abilitazione scientifica dei candidati, da esercitare in un contesto comparativo a livello nazionale; la seconda, da attribuire alle responsabilità e alle prerogative della sede che chiama o che promuove alla fascia superiore, i cui comportamenti vanno a loro volta vincolati a regole di trasparenza e irreprensibilità. Occorre altresì prevedere requisiti e condizioni da rispettare nel corso delle procedure di valutazione, che determinino una più attenta e meglio garantita considerazione delle qualità, dei meriti, dell’impegno accertato degli aspiranti.il dottorato di ricerca, la cui revisione va collegata ai processi di ripensamento in materia in atto anche a livello europeo, nella prospettiva sia di un innalzamento degli standard richiesti per l’attivazione e l’accreditamento delle relative scuole, anche promuovendo soluzioni interateneo e una più marcata internazionalizzazione, sia di una maggiore funzionalità e valorizzazione delle attività di terzo livello rispetto agli esiti lavorativi;
  • il diritto allo studio, rivedendone i criteri e le risorse assegnate, nel quadro di una più complessiva riconsiderazione della condizione studentesca che tenga conto delle trasformazioni intervenute nell’offerta formativa e nei relativi ordinamenti e dei mutati bisogni ai quali fare fronte con una più adeguata offerta di servizi;
  • il trasferimento tecnologico, sviluppando e potenziando le iniziative al riguardo già in atto negli Atenei e in raccordo con le imprese, al fine di meglio promuovere, diffondere e valutare i processi di innovazione e di valorizzazione della ricerca fondamentale e applicata all’interno del sistema-Paese.
  • riprendere al più presto l’iter per l’attivazione di un sistema nazionale di valutazione dell’università e della ricerca, che sia in grado di misurare con piena attendibilità, omogeneità e trasparenza i risultati prodotti dai singoli Atenei, anche in vista di una conseguente e motivata attribuzione delle risorse.La CRUI ritiene indispensabile che in tale prospettiva vengano mantenuti e sviluppati (e adeguatamente finanziati, superando al più presto il blocco in atto) i servizi e l’azione di monitoraggio e valutazione finora svolti dal CNVSU e dal CIVR, fatta salva la loro confluenza, quanto prima, nel nuovo organismo.

La CRUI fa d’altra parte presente che non sono concepibili interventi minimamente significativi e credibili in tale direzione che abbiano come unico riscontro, sul piano finanziario, le misure previste dalla Manovra triennale approvata dal Parlamento prima della pausa estiva.Tali misure sono pesantemente aggravate dalla nuova Legge finanziaria appena presentata dal Governo, che prevede per il 2010 una diminuzione del Fondo di finanziamento delle università addirittura di 700 milioni (più del 10% dell’attuale Fondo) e tagli drastici per le università non statali. Deve essere sin d’ora chiaro che con interventi di tale entità sarà impossibile per le università pubbliche anche solo pagare le retribuzioni del personale. È evidente che a fronte di una tale situazione e delle pro-spettive che ne conseguono non possono non manifestarsi negli Atenei diffusi sentimenti di profondo allarme e frustrazione.Ma non si possono imporre alle Università, statali e non statali, sacrifici oggettivamente non sopportabili, quali quelli per il momento previsti, senza tenere conto delle loro conse-guenze, inevitabili e di portata dirompente per il sistema, con danni irreversibili per il Paese.

La richiesta, pressante e urgente, che la CRUI e l’intero mondo accademico hanno avanzato nelle scorse settimane e che ora rinnovano, alla ripresa delle attività e in vista della della discussione in Parlamento della nuova Legge finanziaria è, dunque, che si ritorni al più presto sui contenuti della Manovra, sia garantendo la copertura degli incrementi retributivi automatici del personale, sia rivedendo la misura e le modalità di applicazione del blocco sul turn over (che ha effetti particolarmente pesanti e distorcenti per i giovani), sia riassegnando progressivamente al sistema universitario le risorse che verrebbero ricavate dai tagli previsti.

Gli Atenei italiani non saranno in grado di chiudere in pareggio i propri bilanci, facendo fronte ai loro impegni didattici, scientifici e di servizio, già a partire del 2010. In tali condizioni diventerà impraticabile anche ogni forma di confronto, al quale pure non ci si intende sottrarre, circa le possibili revisioni del quadro istituzionale e normativo di pertinenza degli Atenei.Contrariamente a molte immagini di comodo, l’Università italiana e le istanze che la rappresentano sono pronte a svolgere con coraggio la propria parte, trasformando, per quanto sta in loro e per quanto concretamente possibile, un passaggio difficilissimo e fortemente a rischio in un momento di rilancio e di rinnovamento. Governo e Parlamento devono dunque decidere e comunicare al Paese in quale misura formazione e ricerca siano considerate strategiche per lo sviluppo. La CRUI chiede al Governo un atto significativo di chiarimento e comportamenti conseguenti. Deve essere sin d’ora chiaro che, in assenza di provvedi-menti adeguati che diventino operativi entro il 2009, ai Rettori e alla CRUI non resterà che trarre le uniche conseguenze possibili e coerenti con le loro responsabilità di fronte ai rispettivi Atenei e al Paese.

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