- Tagli sull'FFO nazionale previsti per i prossimi anni, in particolare -63 milioni per il 2009, -190 per il 2010, -316 per il 2011, -417 per il 2012, -455 per il 2013.
Parlando del 2009 quindi la nostra Università dovrebbe prendere circa il 10% in meno rispetto a quest'anno a fornte di un incremento dei costi (inevitabili) di circa il 3%. La situazione è vermente critica visto che il livello di contribuzione studentesca nel 2009 non potrà essere aumentato (è già massimo per legge) e quest'anno il bilancio è stato chiuso in pareggio attingento 4 milioni di euro dal fondo di cassa...bisognarà trovare una soluzione ma ad oggi l'unica che sembra possibile è quella di tagli (sui corsi?sui servizi?..se nè discuterà..);
- Riduzione del 20% sui fondi riguardanti le pensioni dei docenti;
- Scatti stipendiali per docenti ogni 3 invece che ogni 2 anni;
- -10% fondo salariale accessorio per il 2009;
- Aumento borsa dottorandi (finanziaria 2008) da 10.500€ anno a 13.700€
Oltre a questo sono state approvate le date per i test di ammissione ai corsi di laurea della facoltà
- Medicina e Chirurgia: 3 settembre 2008,
- Odontoiatria: 4 settembre 2008,
- Edile-Architettura: 8 settembre 2008;
- Professioni Sanitarie: 9 settembre 2008.
Durante la prossima seduta verrà discusso ed approvato il regolamento didattico della Facoltà di Giurisprudenza che come Studenti Democratici e CRS abbiamo tanto voluto.
Infine come forse già sapete il nuovo governo sta spingendo affinchè le Università si trasformino in Fondazioni (art. 16 del decreto legge sugli interventi urgenti per l'economia), cosa che mi vede ASSOLUTAMENTE CONTRARIO, vi invito a leggere di seguito un'articolo di Ferdinando di Orio, Rettore dell'Universita' degli Studi dell'Aquila:
- LE FONDAZIONI DI TREMONTI: LA PRIVATIZZAZIONE STRISCIANTE DELL'UNIVERSITA'
Non riesco proprio a trovare motivi di entusiasmo nella possibilita' chel'art. 16 del decreto legge sugli interventi urgenti per l'economia concedeagli Atenei di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.Anzi, per dirla tutta, sono molto preoccupato. Ancora una volta, infatti,si fa leva strumentalmente su un luogo comune ideologico - la concorrenzatra Atenei quale fattore di sviluppo - per giustificare una trasformazioneprivatistica del sistema universitario, per il momento lasciata alla liberainiziativa degli Atenei, che coincide di fatto con la liberalizzazionedegli assetti istituzionali dell'Universita' italiana. In quella che e' stata definita una riforma "soft", nel senso che offre"un'opportunita' a chi la vorra' cogliere senza caricare di alcun obbligotutti gli altri", in realta' si cela il rischio concreto dell'implosionedel sistema universitario in una serie di sottosistemi paralleli, lasciatia se' stessi in una sorta di darwinismo culturale e finanziario, che e'illusorio possa riuscire a garantire il pieno svolgimento della missionpubblica che il dettato costituzionale affida all'Universita'. La possibilita' di una trasformazione privatistica degli Atenei e' stata inoltre interpretata come la logica conseguenza della declinazione intermini operativi delle categorie di autonomia e responsabilita'istituzionale dell'Universita'. E' questa una posizione pericolosa, che deriva da una interpretazione non corretta della dimensione istituzionaledell'autonomia universitaria, che e' innanzitutto autonomia dell'Universita' e poi e' autonomia delle Universita'. Proprio l'unitarieta' istituzionale, infatti, garantisce l'autonomia dell'Universita', nella sua sostanziale indipendenza e autorevolezza neiconfronti dell'esecutivo (di ogni colore politico), delle altre istituzioni, delle organizzazioni imprenditoriali e sociali, dell'opinione pubblica, del Paese nella sua globalita'.E' difficile, se non utopistico, pensare che una serie istituzionalmente multiforme di Atenei possa riuscire a proporsi come interlocutore forte edautonomo nei confronti del mondo della politica - che ha dimostrato inquesti anni di non volere comprendere i problemi dell'Universita' - o diquello dell'economia - che oggi sembra troppo interessato a marcaredifferenze all'interno del sistema universitario, forse per poter gestire da posizioni di forza rapporti privilegiati ed elettivi sulla base di esclusivi interessi finanziari .Non e' un caso, allora, che l'art.16 del decreto legge riprenda sostanzialmente la posizione di Confindustria, quando chiede di attribuire alle Universita' poteri decisionali in materia di: assunzione di nuovidocenti; fissazione delle remunerazioni e determinazione degli obblighi deidocenti, ricercatori e del personale non docente; curriculum degli studi,rette di frequenza, dimensionamento e criteri di ammissione degli studentia ogni livello. Anche l'attribuzione dei fondi pubblici alle Universita' in forma concorrenziale determinerebbe una ulteriore discriminazione tra Atenei, che gia' oggi presentano situazioni economico-finanziarie molto diversificate,mettendo a rischio di sopravvivenza soprattutto i piccoli Atenei e quelli del Mezzogiorno che, al contrario, meriterebbero un piano strategico difinanziamenti ad essi espressamente dedicati. Cio' che certifica, a mio avviso, la qualita' del sistemaformazione/ricerca/sviluppo di un paese non e' la presenza di pochi Atenei eccellenti, ma piuttosto la sua capacita' "media" di essere competitivo tra i paesi a sviluppo avanzato.Se e' vero che i singoli Atenei italiani non sono ai vertici delle classifiche internazionali, e' anche vero tuttavia che il nostro paese hauna buona collocazione in Europa e nel mondo come numero delle pubblicazioni e soprattutto come numero di pubblicazioni per ricercatore.Sono solo alcune evidenze che dimostrano che la ricerca nel nostro paese,che si svolge sostanzialmente all'interno delle Universita', e' competitivaa livello internazionale, soprattutto in considerazione delle poche risorse investite in generale (il 40% in meno rispetto alla media EU-25 come spesain R&D in % del PIL) e in particolare dalle imprese (l'Italia e' alterz'ultimo posto dei paesi OCSE, con appena il 39.7% di investimento inR&D finanziato dalle imprese a fronte di una media dell'EU-25 del 54.2%).Queste evidenze dovrebbero spingere a non rinunciare pregiudizialmente allo sforzo di tenere tutto il sistema universitario all'interno di un'unica prospettiva di sviluppo, sottoposta logicamente a chiari etrasparenti meccanismi valutativi. E' illusorio pensare che, puntando solo su pochi Atenei di qualita' liberi e liberati da ogni "imposizione nazionale", si possa davvero superare il vero dramma del nostro paese,rappresentato dalla differenza crescente tra Nord e Sud. Se si prende,infatti, un dato di sintesi di vari indicatori dell'innovazione, si constata una perdita del Sud rispetto al Nord, dal 2003 al 2006, del 30%. Il vero problema del nostro sistema universitario e' legato, a mio avviso,alla carenza di risorse finanziarie e di personale. Invece di aumentarle,il Governo decide di ridurre il fondo di finanziamento ordinario di 500milioni di euro in tre anni e di consentire per il triennio 2009-2011 lacopertura solo del 20% dei pensionamenti, mentre gli scatti di anzianita'biennali dei docenti universitari diventeranno triennali dal primo gennaio2009, pur mantenendo lo stesso importo…

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