lunedì 3 marzo 2008

Il mio intervento a Torino

Care studentesse, cari studenti, sono davvero contento oggi di intervenire davanti a molti di voi e confrontarmi riguardo un tema che ci sta a cuore: la condizione studentesca nel nostro paese. A nessuno sfugge la grave situazione in cui versano oggi la nostra Università e la nostra ricerca: scarsi finanziamenti, scarso riconoscimento del ruolo sociale che devono avere, pessima reputazione di cui godono, tutto ciò enfatizzato da una campagna stampa che tende a sottolineare solamente gli episodi negativi che caratterizzano il mondo Universitario, non ultima la mancata visita del Papa a la Sapienza. Come rappresentante degli studenti non posso che costatare le notevoli criticità del nostro sistema Universitario, partendo dalla mia esperienza personale, in una città, Brescia, dove il 100% delle borse di studio viene coperto, con una quasi totale assenza del problema riguardante gli alloggi ed un tasso di abbandono elevato causato dal precoce ingresso nel mondo del lavoro. Proprio in questi giorni ci stiamo impegnando a livello locale per quanto riguarda il problema dei trasporti, il costo della vita in una città parecchio ricca e contro uno spreco ingeneroso di risorse. Al contrario in molte realtà, spesso meridionali, c’è carenza di strutture e alloggi ,difficoltà di accesso ai corsi e risibili borse di studio coperte (14% in Basilicata, 35 % in Molise, meno del 50% in Abruzzo, Sicilia e Campania) . La condizione studentesca assume così, vedete bene, risvolti assai eterogenei nel nostro paese. La mia esperienza in Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari degli ultimi mesi mi porta però purtroppo a costatare che il mondo universitario spesso non mette lo studente e la ricerca al primo posto ma è governato purtroppo dai bisogni corporativi e dagli interessi baronali. Basta ricordare i soli 700 dentisti immatricolabili ogni anno in Italia a fronte dei 35.000 laureati in attività forensi su un fabbisogno annuo stimato di 8.000 unità. Come poi non sottolineare la scarsa mobilità sociale, almeno a guardare i dati (di Almalaurea), il 44% dei padri architetti ha un figlio laureato in architettura, il 42% dei papà con laurea in giurisprudenza ha un figlio con il medesimo titolo di studi, idem per il 39% degli ingegneri e dei medici. Come si può gridare scandalo di fronte alla “fuga di cervelli” quando in un sistema comunitario come quello Europeo, l’Italia rimane una delle ultime attrattive per i ricercatori internazionali?...senza parlare infine riguardo la confusione tra diritto allo studio ed assistenza... Ricordiamoci tutti che l’Università è qualcosa di più che un parcheggio per 5 anni della nostra vita, è qualcosa di più che un momento di acquisizione di conoscenze in vista del nostro ingresso nel mondo del lavoro. L’Università e la scuola possono e devono essere per ciascuno di noi anche un importante momento di crescita personale, culturale, scientifica e sociale. Sono sempre più convinto che proprio questa politica, unita a questa informazione, siano le maggiori responsabili dei guasti morali e operativi dell’Università italiana. Ma non tutto è poi così grigio. Penso che si debba dare grande fiducia alla ricerca e all’università di questo paese, perché non si riesce a riformare e migliorare una cosa senza prima stimarla. Questo non significa far finta di non vederne i difetti, ma vuol dire analizzarli ed essere sicuri che ciò che l’Università aveva “di meglio da dire” non lo ha ancora espresso. Credo che la comunità scientifica ed accademica non debba perdere la fiducia in se stessa e nel cambiamento, anzi, faccia sentire sempre più forte la richiesta di qualità delle politiche e della ricerca. E per fare ciò bisogna partire prima di tutto ridando dignità e speranza alla nostra Università. Non si può sempre parlarne male. Non bisogna sempre gettare fango sull’istituzione universitaria. Bisogna impegnarsi, ciascuno secondo il proprio ruolo e con le proprie idee (le più diverse), esercitando una pressione democratica e una sollecitazione costruttiva in tutti gli ambienti in cui ci si trova a partecipare: negli organismi rappresentativi, nelle istituzioni pubbliche, nelle associazioni di categoria e sindacali e soprattutto nella vita quotidiana. In questi mesi di Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari come Unione degli Universitari-Lista democratiche e Liste di Sinistra, abbiamo portato all’attenzione del ministro Mussi molte problematiche. E tutto questo dimostrando che uniti come liste vicine al Centro-Sinistra, liste locali con valori aggiunti e comuni e sindacato studentesco, tutti insieme si ha un peso, si ha una grossa capacità elaborativa e una grande forza. Vi citerò in breve i punti più significatici affrontati. Siamo partiti a ottobre con la battaglia riguardo i test di medicina e l’aumento delle tasse universitarie, l’incontro a novembre riguardo il Life Long Programme, la richiesta di date certe per l’ ingresso alle scuole di specializzazioni mediche. A dicembre la verifica della condizione riguardo le borse di studio in Italia, le SSIS,i prerequisiti e le modalità di accesso ai corsi. A gennaio abbiamo analizzato la condizione degli studenti stranieri in Italia e la nuova bozza sulla legge al diritto allo studio, abbiamo promosso documenti contro “l’università-esamificio” e per un miglior raccordo tra scuole superiori ed Università per un migliore orientamento. Stiamo stendendo una proposta di questionario riguardante la valutazione dell’offerta formativa ed infine abbiamo preso visione della riforma della Governance degli atenei. Purtroppo di tutte le mozioni, nessuna risposta. E allora. Prima di tutto bisogna riformare il sistema di rappresentanza. Ridare credibilità e voce agli studenti. Lo studente sulla carta è visto come il principale attore e soggetto dell’istruzione universitaria ma ciò spesso è negato o, addirittura, consapevolmente negato. Per evitare questo, bisogna investire in politiche vere (e non solo in parole) che vadano in questa direzione ed è necessario responsabilizzare i principali attori del sistema universitario, a partire da noi studenti. E’ sotto gli occhi di tutti che quando si è puntato sulla sfida del rinnovamento e dei giovani qualcosa di buono lo si è fatto. E allora, sfogliando il programma del Partito Democratico ben venga che l’Università finalmente venga vista come motore essenziale della mobilità sociale e della crescita. L’utilizzo dell’ANVUR e della valutazione della didattica come metodo per attribuire i fondi. Puntare alla modernizzazione ed all’ autonoma. Mi avvio alla fine del mio intervento quindi. Serve oggi, penso, più che mai “osare” e riformare maggiormente, senza però rimanere in quel “work in progress” perenne in cui siamo abituati. Riformare ma con stabilità. Non è facile ma bisogna avere l’obiettivo di riconoscere il diritto alla cittadinanza studentesca, attuare una seria riforma della Governance degli atenei con uno snellimento amministrativo, altro grosso fardello del nostro paese, e dare voce non solo formalmente agli studenti. Pensare globalmente ed agire localmente. Voglio concludere citandovi, piccole ma significative azione concrete che come lista Studenti Democratici presenti nell’Ateneo bresciano, ci siamo impegnati a portare avanti con ottimi risultati. Abbiamo richiesto e collaborato con i docenti per dotare ogni facoltà di un regolamento didattico, e verifichiamo ogni giorno che venga rispettato. Abbiamo creato innumerevoli commissioni paritetiche, consultando spesso il garante degli studenti. Ci siamo battuti per importanti riduzioni nell’abbonamento del trasporto pubblico. Stiamo avviando la raccolta differenziata in ogni facoltà. Abbiamo sponsorizzato un “calendario della memoria” annuale per coinvolgere il maggior numero degli studenti in attività culturali non prettamente didattiche. Promuoviamo numerose attività culturali attraverso i fondi per le attività sociali studentesche. Ecco piccole azioni concrete per poter innalzare i livelli di istruzione e di sapere di massa e nello stesso tempo valorizzare e premiare i talenti. Ce la possiamo fare, siamo ancora in tempo per dare all’Italia una politica della ricerca e dell’università degna di un grande paese. Insomma, sarebbe bello un giorno dire in Italia “liberi di sapere: studenti, giovani, cittadini”.

2 commenti:

Stefano Tisi ha detto...

Ciao Espo,
nel leggere un intervento simile mi sono fortemente pentito di averti bidonato sabato (anche perchè sarà stato pieno di tipe tutte eccitate nel vederti...)
Secondo me l'intervento del ministro non è stato così bello ed efficace...
Sono orgoglioso di essere rappresentato da te!

Anonimo ha detto...

bello... a tratti mi ricorda un mio vecchio intervento...
devo sentirmi lusingata???