A tre anni dalla laurea la disoccupazione. E se il lavoro c'è, è atipico e per pochi: privilegiati, benestanti e raccomandati. In questi casi si resta, negli altri si va. Da Sud a Nord: altra città, altra casa, altra vita. Si diventa emigranti, con una laurea in valigia e la speranza di farne buon uso.
Per i neolaureati meridionali mancano alternative; le partenze negli ultimi anni sono triplicate; mentre chi resta si affida a conoscenze e raccomandazioni per cercare lavoro.
Le cause? Diverse e complesse, ma in primo piano ci sono la scarsa mobilità sociale, la mancata ripresa economica e il sistema scolastico.
È quanto sostiene una ricerca della Svimez, (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), che prende in esame la mobilità territoriale, la condizione professionale e occupazionale dei laureati meridionali a tre anni dalla laurea. Nel lavoro pubblicato sul quaderno "I laureati del Mezzogiorno: una risorsa sottoutilizzata o dispersa" e condotto su dati Istat dai professori Mariano D'Antonio e Margherita Scarlato dell'Università di Roma Tre, si legge infatti che la forbice sociale tra giovani dei ceti alti e bassi nel Mezzogiorno è frutto di un "sistema di istruzione che contribuisce soprattutto ad amplificare la distanza tra aree ricche ed aree povere". Mentre "dovrebbe compensare gli svantaggi di partenza portando allo stesso livello figli di famiglie di diverso reddito e grado di istruzione".
Emigrazioni in crescita. Nel 2004, a tre anni dalla laurea, il 46,4 per cento dei laureati meridionali che hanno studiato al Sud e si sono laureati in corso è disoccupato. Disoccupato anche il 43,3 per cento dei laureati con il massimo dei voti a fronte del 30,8 per cento del Centro-Nord, dove oltre l'80 per cento dei laureati fuori corso da più di tre anni ha comunque trovato un'occupazione.
mercoledì 14 novembre 2007
Laureati, i nuovi emigranti, al sud non trovano lavoro
A tre anni dalla laurea la disoccupazione. E se il lavoro c'è, è atipico e per pochi: privilegiati, benestanti e raccomandati. In questi casi si resta, negli altri si va. Da Sud a Nord: altra città, altra casa, altra vita. Si diventa emigranti, con una laurea in valigia e la speranza di farne buon uso.
Per i neolaureati meridionali mancano alternative; le partenze negli ultimi anni sono triplicate; mentre chi resta si affida a conoscenze e raccomandazioni per cercare lavoro.
Le cause? Diverse e complesse, ma in primo piano ci sono la scarsa mobilità sociale, la mancata ripresa economica e il sistema scolastico.
È quanto sostiene una ricerca della Svimez, (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), che prende in esame la mobilità territoriale, la condizione professionale e occupazionale dei laureati meridionali a tre anni dalla laurea. Nel lavoro pubblicato sul quaderno "I laureati del Mezzogiorno: una risorsa sottoutilizzata o dispersa" e condotto su dati Istat dai professori Mariano D'Antonio e Margherita Scarlato dell'Università di Roma Tre, si legge infatti che la forbice sociale tra giovani dei ceti alti e bassi nel Mezzogiorno è frutto di un "sistema di istruzione che contribuisce soprattutto ad amplificare la distanza tra aree ricche ed aree povere". Mentre "dovrebbe compensare gli svantaggi di partenza portando allo stesso livello figli di famiglie di diverso reddito e grado di istruzione".
Emigrazioni in crescita. Nel 2004, a tre anni dalla laurea, il 46,4 per cento dei laureati meridionali che hanno studiato al Sud e si sono laureati in corso è disoccupato. Disoccupato anche il 43,3 per cento dei laureati con il massimo dei voti a fronte del 30,8 per cento del Centro-Nord, dove oltre l'80 per cento dei laureati fuori corso da più di tre anni ha comunque trovato un'occupazione.
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