mercoledì 5 settembre 2007

...tre miti sulla ricerca in America

Quante volte pensando alla tecnologia, al progresso scientifico, alla maggioranza delle invenzioni di questo secolo ci siamo detti "...vabbè, sono americani", con quell'aria rassegnata di chi pensa ad una nazione molto più ricca, in grado di valorizzare e attrarre risorse estere, sia pubbliche che private. Una recente ricerca condotta per il quotidiano web Lavoce.info ha invece dato un quadro diverso sui miti della ricerca negli Stati Uniti, che non conta sui singoli geni o i singoli magnati illuminati ma su un efficiente e aperto sistema paese. Primo mito ad infrangersi, secondo Boggio e Ferraro autori dell'articolo, è quello dei finanziamenti: non è vero che siano in maggioranza privati, anzi è vero il contrario. Senza soldi statali non esisterebbero internet, gli studi sull'effetto serra, lo studio sul genoma umano ecc. E se lo stato (Federale e Locale) copre un 64% e i privati un 5%, è da sottolineare come gli atenei siano in grado con il loro sistema di coprire un incredibile 31%. Non è dunque il finanziamento privato a prevalere, ma l'intera rete della ricerca, supportata anzitutto da fondi pubblici. Secondo mito: ogni ricerca produce risultati eccellenti, con applicazioni su scala planetaria, ed in grado di cambiare la nostra vita di ogni giorno. La realtà è molto diversa, con pochi centri di eccellenza che poggiano sulla solida base degli atenei più piccoli in grado di effettuare ricerca finalizzata ad applicazioni industriali e pratiche. Anche questo significa "sistema paese", con un progressivo miglioramento per tutti. Infine, ultimo mito a crollare quello delle cosidette "Generazioni Einstein". Complici molti film, l'idea generale è che i sistemi americani siano in grado di individuare, valutare e promuovere senza errori le menti più brillanti, che da sole sono in grado di rivoluzionare il mondo con le loro geniali intuizioni. In realtà l'idea è meno romantica: le menti brillanti sono certamente valorizzate dalla stretta meritocrazia americana, ma senza finanziamenti costanti e una classe politica che sostiene le migliori idee gli Stati Uniti avrebero uno sviluppo tecnologico molto minore. In conclusione, è troppo facile rinunciare a costruire le premesse per fare ricerca in Italia nascondendosi dietro all’idea che gli americani producono una ricerca migliore perché sono i migliori e che l’Italia (o l’Europa) non potrà mai avere le stesse aspirazioni. Questo é falso. Tuttavia, é vero che per costruire le premesse per una ricerca seria sono necessari fondi pubblici, ed una classe politica attenta. Semplice no?

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